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22 giugno 2020

Dividendi di fonte Americana: ritenute alla fonte e trattamento fiscale in Italia

In questo articolo affrontiamo l'argomento del trattamento fiscale dei dividendi di fonte Americana da parte sia di un Cittadino Americano residente in Italia, sia di un Cittadino Italiano residente in Italia. 
L'argomento sarà trattato avendo a riguardo sia la Dichiarazione Italiana, sia la Tax Return Americana, sia la trattenuta alla fonte nonché l'eventuale compilazione del Form W-8BEN.


Iniziamo la trattazione con il caso del Cittadino Americano residente in Italia. Facciamo innanzitutto presente che non ha alcuna rilevanza che il soggetto sia anche Cittadino Italiano.
Nel caso in cui un Cittadino Americano residente in Italia percepisca dei dividendi di fonte Americana, questi sono da sottoporre a tassazione innanzitutto in Italia a causa della residenza (a seguito del noto principio di tassazione del worldwide income) ed in seconda battuta vanno poi dichiarati in America a motivo della Cittadinanza Americana.
Solitamente le Banche ed i Fondi Comuni di Investimento Americani non applicano ritenute in uscita a Cittadini Americani sul pagamento dei dividendi. Ciò è dovuto a diverse ragioni di tipo pratico: spesso il Cittadino Americano ha fatto l'investimento quando era residente in America ed ha fornito un indirizzo (fisico) Americano tuttora attivo nei database della Banca o del Fondo. Talvolta l'Ente Finanziario richiede soltanto il SSN ed un indirizzo mail a cui mandare i report periodici sull'andamento dell'investimento. 
Fatto sta che all'Ente Finanziario Americano interessa prevalentemente lo status di US Person ed il Social Security Number e non sembra particolarmente attento alla effettiva residenza Americana del suo Cliente (che determinerebbe l'applicazione delle ritenute in uscita).
Pertanto, in assenza di una ritenuta alla fonte, il soggetto si vedrà accreditato nel suo Conto Corrente Americano l'importo del dividendo pieno, senza che sia compiuta alcuna trattenuta.
A questo punto entra in gioco la tassazione Italiana: qui il dividendo è da tassare con un'aliquota flat del 26% tramite ritenuta a titolo d'imposta, indipendentemente dal fatto che il dividendo derivi da partecipazione qualificata o da partecipazione non qualificata (come è nella stragrande maggioranza dei casi).
Ciò significa che la tassazione non sarà condizionata dalla presenza di altri redditi Italiani od esteri: l'aliquota da pagarsi in Italia sarà sempre del 26%.
Il terzo passaggio riguarda la Tax Return Americana: anche qui, come sappiamo, sono da dichiararsi i worldwide incomes.
Non entreremo nel dettaglio della tassazione Americana, che prevede varie casistiche a seconda che il dividendo sia uno short-term dividend oppure un long-term dividend: in questa seconda ipotesi, che è la più frequente, la tassazione del dividendo è generalmente del 20%.
Per evitare la doppia tassazione, però, le imposte pagate in Italia, comprese le ritenute a titolo d'imposta, che sono imposte sostitutive dell'IRPEF, si possono scomputare in forma di Tax Credit dalle imposte calcolate: in tal modo la tassazione sui dividendi di fonte Americana scontano sempre l'aliquota maggiore tra i due Paesi, che è praticamente sempre quella Italiana del 26%.

Vediamo un esempio numerico per chiarire questi passaggi.

Dividendo in uscita dall'America: 1.000
Ritenuta applicata: 0
Netto accreditato nel conto corrente Americano: 1.000

Ritenuta a titolo d'imposta della Dichiarazione Italiana: 260
Imposta netta dalla Dichiarazione Italiana: 260

Imposta lorda calcolata nella Tax Return Americana: 200
meno Tax Credit per Imposte Italiane: -260
Imposta netta Americana: 0

Imposta netta complessiva: 260 (26%).

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Vediamo ora il caso della tassazione nel caso di un Cittadino Italiano (che non sia ovviamente Cittadino Americano) che abbia fatto un investimento in una Corporation (INC) Americana.
Facciamo innanzitutto notare come sia difficile per un Cittadino Americano generalmente sprovvisto di SSN avere accesso a degli investimenti strutturati come quelli proposti dai Fondi di investimento Americano o dalle Banche Americane: c'è una certa variabilità da caso in caso, ma anche solo aprire un conto corrente in America è piuttosto difficile se non si è residenti negli States.
Pertanto è poco frequente che un Cittadino Italiano possa detenere investimenti finanziari in Fondi Americani. Il caso più frequente, invece, è quello del soggetto Italiano che fa un investimento di capitale in una Corporation Americana che non sia una entità trasparente (come sono ad esempio le LLC - Limited Liability Company).
In tal caso il residente Italiano sarà assoggettato ad un duplice trattamento:

- una ritenuta in uscita, come previsto dalla Convenzione all'art. 10 comma 2.

- la compilazione del Form W-8BEN.

La ritenuta in uscita prevista dall'art. 10 comma 2 è applicata in questo caso dalla Società Americana ed è versata nelle casse dell'erario Americano.
I primi sue casi previsti dal comma 2 non interessano particolarmente in questa sede, dato che riguardano le partecipazioni detenute da Società Italiane in Corporation Americane.
Il terzo caso stabilisce una ritenuta in uscita del 15% ed è quello che si applica al caso che stiamo considerando di detenzione della partecipazione diretta della persona fisica.
E' anche sempre richiesto che sia compilato il modello W-8BEN, il quale permette di identificare la posizione fiscale del beneficiario dei dividendi e conseguentemente il corretto trattamento fiscale da parte della Società Americana pagante i dividendi.
Nella realtà il Form W8-BEN servirebbe anche ad identificare con precisione il dividendo da applicarsi, qualora sia più favorevole di quello indicato dalla Società Americana: qui però non c'è molto da dire, dato che l'aliquota del 15% (che è quella da applicare) è la più alta di quelle previste dalla Convenzione.

A questo punto il reddito dovrà essere tassato nella Dichiarazione dei Redditi Italiana ed anche in questo caso si applicheranno le stesse indicazioni di cui abbiamo detto sopra nel caso del Cittadino Americano: il dividendo Americano va tassato con ritenuta a titolo d'imposta del 26%.
La domanda d'obbligo è, a questo punto, la seguente: ma che fine fa la ritenuta applicata dalla Società Americana?
Può essere scomputata nella Dichiarazione Italiana in modo da evitare la doppia tassazione?
La risposta, purtroppo, è negativa, dato che le ritenute applicate in relazione all'art. 10 della Convenzione si possono scomputare dalle imposte quali IRPEF e IRES, mentre non possono mai essere scomputate dalle Imposte Sostitutive, come quella applicata ai dividendi esteri.
Ci troviamo, perciò, in una situazione particolarmente sfavorevole, dato che alla ritenuta Americana si somma la tassazione Italiana.
Vediamo un esempio per meglio capire il carico fiscale complessivo.

Dividendo in uscita dall'America: 1.000
Ritenuta applicata: 150
Netto accreditato nel conto corrente Italiano: 850

Ritenuta a titolo d'imposta della Dichiarazione Italiana: 260
Imposta netta dalla Dichiarazione Italiana: 260

Imposta netta complessiva: 150+260=410 (41%).

Facciamo notare che la ritenuta a titolo d'imposta secondo alcuni Autori andrebbe applicata sul cosiddetto "netto frontiera" (cioè sulla somma netta accreditata in Italia, pari ad 850 nell'esempio suddetto), però le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate insistono sul fatto che l'imponibile da sottoporre a tassazione sia quello lordo, e cioè l'importo di 1.000 nell'esempio succitato.

Si nota dunque, come  l'investimento in una Società Americana che non sia trasparente, comporta un carico fiscale molto elevato (41%) ed è senz'altro il caso di considerare delle forme di investimento alternative, in primis quella di detenere la partecipazione Americana tramite una Società Italiana che sono altrettanto legittime e senz'altro molto più favorevoli.

Enrico Povolo