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3 maggio 2020

Il Credito d'Imposta che dà liquidità alle imprese Americane: l'Employee Retention Credit

L'America non si ferma nella corsa volta a dare il massimo di liquidità alle sue imprese e mette in campo un altro strumento molto efficace: l'Employee Retention Credit.
L'obiettivo di questo strumento è di agevolare, ancora una volta, le imprese che pagano gli stipendi ai loro dipendenti, così come era già stato fatto in precedenza con il Paycheck Protection Program (PPP), ora nuovamente rifinanziato ed esteso e di cui avevamo già discusso in un precedente post.
In questo post analizzeremo l'Employee Retention Credit, che è un meccanismo che si caratterizza per essere un credito d'imposta che dà liquidità alle imprese.




Employee Retention Credit
L'Employee Retention Credit (ERC) è stato previsto dal Cares Act ma è importante fin da subito evidenziare che è uno strumento alternativo al PPP. Perciò o si sceglie uno o si sceglie l'altro: non possono essere usufruiti entrambi da una medesima impresa.
L'Employee Retention Credit è un credito d'imposta che spetta per tutte le imprese che hanno dipendenti e che hanno avuto un impatto negativo dall'emergenza Covid-19.

Condizioni soggettive di applicazione.
L'ERC si applica a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma (Sole proprietorship, LLC, Corporation, etc.) e dalla dimensione.
E' però richiesta la presenza di due condizioni di applicazione ben precise:

a) l'attività dell'impresa deve essere stata totalmente o parzialmente sospesa da provvedimenti Federali o Statali a seguito dell'emergenza;

b) l'impresa deve aver avuto un "significativo" calo di ricavi nel periodo considerato.

Le due condizioni devono sempre coesistere se si vuole applicare l'ERC. 
La prima condizione prevede che sono escluse dal credito d'imposta in oggetto le imprese, come ad esempio le imprese farmaceutiche o quelle alimentari, che non hanno avuto blocchi alla propria attività a seguito dell'emergenza.
Per attività parzialmente sospesa si può fare l'esempio di un ristorante che ha visto l'accesso dei clienti bloccato da provvedimenti statali ma che ha potuto continuare con l'attività di asporto e di consegna a domicilio: la sospensione dell'attività è parziale e, pertanto, anche in questo caso, si può applicare il Tax Credit in oggetto.

Il calo significativo di ricavi si realizza quando i ricavi di un determinato quarter (trimestre) sono inferiori al 50% ai ricavi dello stesso trimestre del 2019.
Il meccanismo prevede perciò una data di entrata nell'agevolazione (quella, come detto, in cui si nota per la prima volta che i ricavi del quarter 2020 sono meno della metà dei ricavi del corrispondente quarter del 2019) ma anche un termine di uscita, pari a quel trimestre in cui i ricavi del 2020 sono superiori all'80% dei ricavi del corrispondente trimestre del 2019.

E' da aggiungere che il credito d'imposta in oggetto vale fino al quarto trimestre del 2020.

Meccanismo di funzionamento
Questo credito d'imposta permette alle imprese di dedurre dai contributi pagati per ogni dipendente una somma pari al 50% della cosiddetta "qualified wage", per un massimo annuale di 10.000 dollari per dipendente.

Vediamo di fare un esempio per capirne bene il funzionamento.

ESEMPIO.
Immaginiamo che ci sia un'impresa Americana (per ipotesi con più di 100 dipendenti, poi diremo perché) che ha 2 dipendenti che NON STANNO LAVORANDO e che continuano a percepire lo stipendio pur stando a casa.
Immaginiamo che l'impresa in oggetto rientri nelle condizioni soggettive di applicazione a) e b) di cui sopra.
Ora per il trimestre che va dal 1 Aprile al 30 Giugno 2020, il primo dipendente ha un costo complessivo di salario pari a 15.000 dollari, mentre il costo del piano sanitario (health care) è pari a 2.000 dollari.
Pertanto per questo primo dipendente che è a casa, il "qualified wage" è pari a 17.000 dollari nel 2° trimestre 2020.
Essendo il "qualified wage" superiore al limite massimo annuo di 10.000 dollari per dipendente, si assume il valore di 10.000 dollari.
Il credito d'imposta per il suo datore di lavoro è, dunque, pari a:
10.000 x 50% = 5.000 dollari.

Il secondo dipendente ha un "qualified wage" pari a 5.000 di salari ed ha 1.000 di health care plan, per un totale trimestrale di 6.000 dollari.
Il credito d'imposta per il 2° trimestre 2020 sarà pari a:
6.000 x 50% = 3.000 dollari.

Pertanto per questi due dipendenti, l'impresa può utilizzare un credito d'imposta complessivo pari a 5.000 + 3.000 = 8.000 dollari, che può usare in compensazione per non pagare ritenute previdenziali.

Attenzione che qualora le ritenute previdenziali non fossero capienti, la parte rimanente sarebbe immediatamente rimborsata dall'IRS all'impresa, CON UN IMMEDIATO EFFETTO DI LIQUIDITA' AGGIUNTIVA.

Questo punto è senz'altro rilevante, dato che solitamente i crediti d'imposta eliminano delle debenze di imposta o di contributi previdenziali, ma non danno effettiva liquidità alle imprese. Qui, invece, si ottiene anche questo effetto.

Continuando nell'analisi del nostro esempio, nel 3° trimestre 2020, non ci sarà alcun credito d'imposta per il primo dipendente, dato che è stato già raggiunto il massimo nel trimestre precedente, mentre rimangono altri 2.000 dollari di credito d'imposta per il secondo dipendente.

Ovviamente, si noterà che il credito d'imposta funziona SOLO SE SI PAGANO GLI STIPENDI, cosa che comporta:
1) che i dipendenti non siano licenziati;
2) che gli stipendi siano effettivamente pagati dall'azienda.
Sono esattamente questi due punti gli obiettivi della norma agevolativa.

L'esempio che abbiamo descritto riguarda il caso di un'impresa che ha più di 100 dipendenti, nella quale il CREDITO D'IMPOSTA VALE SOLO PER QUEI DIPENDENTI CHE EFFETTIVAMENTE SONO PAGATI MA NON LAVORANO, in quanto l'attività imprenditoriale è sospesa da norma Federale o Statale.

Il caso diventa ancora più interessante e conveniente per le molte imprese che hanno fino a 100 dipendenti, dato che, in questo caso, il credito d'imposta vale PER TUTTI I DIPENDENTI, SIA CHE LAVORINO (se l'attività è solo parzialmente bloccata) SIA CHE NON LAVORINO.

Ora, facendo un conto molto semplice, per un'azienda con 100 dipendenti nell'ipotesi in cui per tutti e tre i trimestri del 2020 siano presenti le condizioni oggettive di applicazione, il beneficio complessivo di cui gode l'impresa è il seguente:

5.000 x 100 = 500.000 dollari di credito d'imposta, usufruibile in compensazione e rimborsabile per la parte restante.

L'entità dell'agevolazione, come si vede, è molto importante.

Come dicevamo all'inizio, questa agevolazione è alternativa al PPP e dunque è necessario scegliere tra una e l'altra.
Non è possibile dire a priori quale sia la migliore delle due, dato che vanno a coprire due ambiti differenti: il che è fatto apposta in modo da massimizzare le necessità di liquidità di aziende anche molto differenti.
Sarà necessario fare delle valutazioni preventive per capire quale scegliere, a seconda delle caratteristiche dell'impresa, della sua rispondenza alle due condizioni soggettive di cui abbiamo detto, che, per contro, non erano presenti all'interno del PPP.
Verosimilmente imprese con più di 100 dipendenti saranno spinte più verso il PPP, mentre le imprese che sono vicine alla soglia dei 100 dipendenti, avranno sicuramente parecchia convenienza ad utilizzare il credito d'imposta dell'ERC, soprattutto alla luce del fatto che la parte di credito d'imposta che non è utilizzato è rimborsato dall'IRS.

E, se vogliamo, è proprio questa caratteristica di rimborsare immediatamente i crediti al settore privato che sta caratterizzando il grande sforzo messo in piedi dall'IRS per restituire liquidità ad imprese e privati.
Non c'è, infatti, solo l'ERC, di cui abbiamo appena detto.
L'IRS ha dato massima priorità al rimborso di ogni credito d'imposta presente nelle dichiarazioni dei redditi, sia di imprese, sia di privati da un lato.
Dall'altro ha addirittura permesso un incremento di compensabilità delle perdite dall'80% al 100%, con un meccanismo di carryforward (portare in avanti) ma anche con un meccanismo di carryback (portare indietro).
Pertanto, al di là dell'ERC e del PPP, c'è anche l'ulteriore possibilità di ripresentare le dichiarazione degli anni 2017 e 2018, utilizzando in compensazione maggiori perdite di quello che era possibile fare nel momento in cui si è presentata la Tax Return per il 2017 e 2018.
E nel caso in cui si vada a credito, questi crediti sarebbero subito rimborsati dall'IRS.

Una cosa del genere sarebbe pura fantascienza per l'Agenzia delle Entrate Italiana.

Enrico Povolo