Boris Johnson, cittadino USA, accertato dall'IRS per aver venduto la propria casa: protesta ma poi paga

La vicenda che racconteremo in questo post e che riguarda il Premier Inglese Boris Johnson è una vicenda sintomatica di come non si debba sottovalutare il fatto di essere un Accidental American con residenza estera: Boris Johnson è, infatti, Cittadino Americano dalla nascita in quanto nato a New York. Nel 2015 si è visto recapitare un avviso di Accertamento da parte dell'IRS Americano per una plusvalenza connessa con la vendita della propria casa a Londra, avvenuta nel 2009. Vediamo di capire cosa è successo.


Boris Johnson nasce il 19 Giugno del 1964 a New York. All'età di 5 anni, come molti altri "accidental Americans" i suoi genitori decidono di far ritorno in Gran Bretagna, che diventerà a tutti gli effetti la patria del futuro Sindaco di Londra nonché attuale Premier Inglese.

Secondo indiscrezioni del Financial Times, nel 1999 "BoJo" avrebbe acquistato una casa nella parte Nord di Londra per 470,000 sterline e lì ha vissuto con la moglie, non Cittadina Americana. 
Dopo 10 anni, nel 2009, Boris Johnson decide, sempre secondo il Financial Times, che è venuto il momento di venderla e di realizzare il considerevole aumento di valore degli immobili realizzati un po' dovunque nel corso degli anni '90 e nel primo decennio del 2000. Trova pertanto un compratore per la somma di 1,2 milioni di sterline, realizzando pertanto una plusvalenza di ben 730.000 sterline.
Ora, Boris Johnson nel 2009 era chiaramente residente a Londra e dunque assoggettato fiscalmente alle imposte Inglesi. Però si dev'essere scordato di essere anche un Cittadino Americano o forse non sapeva di dover dichiarare e pagare le imposte anche oltreoceano.
Tra l'altro la legislazione Inglese, al pari di quella Italiana, prevede la non imponibilità in caso di realizzazione di una plusvalenza immobiliare oltre un certo numero di anni dopo l'acquisto. In Italia, questa non imponibilità esiste oltre i 5 anni dall'acquisto.
Come da suo carattere esuberante e irascibile, l'allora Sindaco di Londra non dev'essere stato molto riservato nel gestire la notizia della realizzazione della notevole plusvalenza, notizia che deve aver cominciato a girare finché è infine giunta alle orecchie dell'IRS, che era a conoscenza della sua Cittadinanza Americana.
E  qui la storia ha una svolta.

E' importante, infatti, sapere che in America le plusvalenze immobiliari sono SEMPRE imponibili e che non esiste un termine dopo il quale questa imponibilità viene meno.
A questa regola era stato messo un parziale rimedio da Bill Clinton nel 1997, stabilendo che qualora la casa venduta fosse stata la casa di residenza, è ammessa in deduzione una franchigia di 250.000 dollari per ogni proprietario. Pertanto, in caso di vendita compiuta da una coppia di Cittadini Americani, la franchigia complessiva può raggiungere i 500.000 dollari, se entrambi avessero risieduto nella casa per almeno 2 degli ultimi 5 anni.
Per tutti i dettagli tecnici circa l'imponibilità dei capital gain immobiliari in America si può vedere il seguente POST.

Nel caso di Boris Johnson, ciò era effettivamente avvenuto, però la franchigia poteva essere "solamente" di 250.000 dollari, essendo la moglie non Cittadina Americana e dunque essendo soggettivamente esclusa dall'applicazione dell'imposta Americana.
Pertanto, vediamo di fare una sorta di esercitazione teorica sul caso, basandoci su delle ipotesi e non su dati di fatto, dato che su tutta la vicenda è stato mantenuto il più stretto riserbo, stante la posizione pubblica di Boris Johnson.

Ipotizziamo, dapprima, per semplicità che Boris Johnson non avesse contratto un mutuo immobiliare per l'acquisto.

Costo di acquisto: 470.000 sterline;
Anno di acquisto: 1999;
Cambio dollaro/sterlina al 30/12/1999: 1 dollaro = 0,6203 sterline;
Costo di acquisto: 757.698 dollari.

Prezzo di vendita: 1.200.000 sterline;
Anno di vendita: 2009;
Cambio dollaro/sterlina al 31/12/2009: 1 dollaro = 0,6192 sterline;
Prezzo di vendita: 1.937.985 dollari.

Plusvalenza realizzata: 1.180.287 dollari.

Ora immaginiamo le seguenti ulteriori ipotesi:
- il 50% della casa fosse intestato alla moglie;
- che Boris Johnson e la moglie abbiamo fatto lavori e migliorie DOCUMENTABILI per 150.000 dollari.

A questo punto la plusvalenza netta complessiva sarebbe stata pari a:

1.180.287 - 150.000 = 1.030.287 dollari.

Essendo la moglie di Boris Johnson non Cittadina Americana, è esclusa dalla tassazione Americana e pertanto rimarrebbe imponibile in America solo il 50% di pertinenza del Premier Inglese:

1.030.287 : 2 = 515.143 dollari.

A questo punto si applica la franchigia di 250.000 dollari derivante dal fatto che l'ex Sindaco di Londra aveva sempre abitato in quella casa:

515.143 - 250.000 = 265.143 dollari.

Dunque la cifra sui cui ipoteticamente Boris Johnson ha dovuto pagare imposte Americane potrebbe essere di 265.143 dollari.

Applicando un tax rate del 20% (che è il tax rate generalmente applicabile ai long-term capital gains; possono però applicarsi dei tax rate differenti a seconda di una serie di variabili che qui non prendiamo in considerazione per semplicità) emergerebbe la seguente imposta:

265.143 x 20% = 53.028 dollari.

Sequendo queste ipotesi, questa potrebbe essere stata l'entità della cartella da pagare notificata dall'IRS al premier Johnson nel 2015.
E' importante far notare che a fronte di questa imposta non era possibile opporre nessun Foreign Tax Credit derivante da omologhe imposte inglesi pagate sullo stesso presupposto d'imposta, essendo che per l'Inghilterra la plusvalenza così maturata non era imponibile: pertanto questo sarebbe diventato il debito effettivo in Tax Return American.

Il vulcanico "BoJo" deve essere andato su tutte le furie venendo a sapere il debito che avrebbe dovuto pagare ai "cugini" Americani dell'IRS, tanto che pare abbia risposto in questo modo ai giornalisti che gli chiedevano se avrebbe pagato:

"No is the answer. I think it's absolutely outrageous. Why should I? ... You know, I have not lived in the US since I was five years old. I pay the Lion's share of my tax, I pay may taxes to the full in the UK where I live and work..."

"No è la risposta. Penso sia assolutamente oltraggioso. Perchè dovrei?
Capite bene che non ho vissuto negli USA da quando avevo 5 anni. Pago la mia parte di tasse in Inghilterra, pago le mie tasse in pieno qui dove vivo e lavoro...".

L'allora Sindaco di Londra dev'essere partito molto bellicoso ed intenzionato a ricorrere ad una Tax Litigation in America, con la convinzione di vendere cara la pelle dal punto di vista giuridico, però alla fine è battuto in ritirata ed ha dovuto capitolare pagando per intero il suo debito all'IRS Americano, facendo infine anche, con tutta probabilità, una Streamlined Foreign Offshore Procedure onde mettere in regola la sua posizione anche dal punto di vista formale, oltre che sostanziale. Successivamente, nel 2017 è arrivata la notizia anche della sua rinuncia alla Cittadinanza Americana.

Ora, il caso di Boris Johnson è assurto agli onori delle cronache per la posizione pubblica del soggetto ed anche per il suo atteggiamento esuberante e variopinto.
Da questa vicenda, però, si debbono trarre alcuni importanti insegnamenti validi per tutti gli Accidental Americans:

a) l'IRS deve aver preso questa vicenda come un segnale da dare a tutti gli Accidental Americans facendo capire che non è disposta a lasciare perdere gettito fiscale che si dovesse formare in capo a Cittadini Americani residenti all'estero.

b) Non ci sono vie d'uscita alternative al pagamento delle imposte Americane e alla presentazione delle Dichiarazioni Fiscali in USA anche se non si risiede fiscalmente lì: la norma è chiara e non ci sono scappatoie. Se ci fossero state, di sicuro un personaggio come Boris Johnson non avrebbe esitato ad intraprenderle.

c) La rinuncia alla Cittadinanza non è una soluzione, per il fatto che è necessario avere alle spalle almeno 5 anni di compliance fiscale sia sul fronte delle Tax Return, sia sul fronte degli FBAR.

d) Rinunciare senza queste condizioni significa essere assoggettati alle sanzioni per mancati FBAR (10.000 dollari per anno e per account non dichiarato; l'audit può andare indietro fino ai 6 anni precedenti) e alla Exit Tax indipendentemente dalla dimensione del debito d'imposta o della propria Net Worth.

e) Bisogna valutare attentamente se intraprendere una Tax Litigation contro l'IRS per due motivi:
1) l'accertamento fiscale è generalmente ben fondato e non è solo un tentativo di "fare cassa" da parte dell'IRS;
2) il costo dell'assistenza legale in un caso di Tax Litigation in America è molto elevato.

Di sicuro, non ha alcuna speranza di successo un caso di Tax Litigation in cui il difensore sostenga la tesi che l'Accidental American non debba pagare le tasse in America in forza della sua residenza fiscale in un altro Paese.

Enrico Povolo