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5 gennaio 2016

FATCA: Aggiornamenti in pillole sullo stato dell'arte

Il presente post è volto a dare un aggiornamento sui vari fronti riguardanti la normativa FATCA.
 
AGGIORNAMENTO N. 1
 
L'ESCLATION DELLE SANZIONI USA SUI CONTI OFFSHORE NON DICHIARATI.
 
L'attenzione posta dall'IRS sull'evasione fiscale internazionale sta toccando veramente la sua fase massima ed anche le più importanti riviste fiscali Americane si stanno occupando del livello di "aggressività" fiscale dello Zio Sam negli ultimi anni.
 
Nell'immagine sottostante si può vedere l'escalation delle sanzioni sui conti Offshore non dichiarati negli ultimi 20 anni, cioè dal 1995 al 2015.


L'importanza del grafico è chiara per due ordini di ragioni:
 
a) conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, il livello di attenzione altissima che le Autorità Fiscali Americane stanno mettendo nella lotta all'evasione fiscale internazionale.
 
b) conferma che questa escalation ha due forme:
 
b1) da un lato, sono aumentate le fattispecie da dichiarare e dunque è aumentato il campo di interesse dell'IRS per le fattispecie internazionali.
 
b2) dall'altro, a parità di fattispecie da dichiarare, sono aumentate le sanzioni. Basti pensare che la sanzione per una mancata segnalazione di un account estero nel 1995 era pari a 1.000 $, mentre nel 2015 la somma si è decuplicata a 10.000 $.
 
Pertanto in alcuni casi particolarmente strutturati, e difficili da riscontrare nella pratica, ma pur sempre possibili, se nel 1995 il contribuente se la poteva cavare con 2.000 $ di sanzione (per account) e due infrazioni, nel 2015 se la cava con 70.000 $ di sanzione (sempre per account) e ben sette infrazioni.
 
 
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AGGIORNAMENTO N. 2
 
LA FRANCIA SI ACCORGE DEL FATCA E LA NOTIZIA GUADAGNA LE PAGINE DEI QUOTIDIANI NAZIONALI.
 
Il dato qui è più di rilievo comunicativo che tecnico, ma assume importanza per capire come l'ondata FATCA stia raggiungendo sempre più soggetti e la difficile comprensione della normativa Americana sottostante porti a paradossi che riescono a finire nelle prime pagine dei quotidiani Nazionali.
 
In questo caso si tratta di un interessante articolo de Le Figaro, qui riportato:
 
 
Il tono critico e sarcastico dell'articolo fa capire lo sconcerto di fronte ad una normativa poco intuitiva che solleva ancora molti dubbi tra i non addetti ai lavori.
 
 
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AGGIORNAMENTO N. 3
 
GLI STATI UNITI BRAVI ED ESIGENTI NEL CHIEDERE I DATI FISCALI DI LORO INTERESSE, MA POCO DISPONIBILI A FORNIRE I DATI FISCALI DI INTERESSE DI ALTRI STATI.
 
Questo aggiornamento non sorprenderà sicuramente gli addetti ai lavori, dato che gli USA si sono sempre contraddistinti storicamente per un certo disinteresse nei confronti delle richieste di collaborazione di scambio automatico dei dati da parte di Autorità Fiscali di altri Paesi.
 
Ora la questione è diventata di un certo interesse, dato che molti Paesi, tra cui l'Italia, hanno ratificato l'Accordo IGA con la richiesta delle condizioni di reciprocità tra i due Paesi. Il che significa che così come l'Italia si mette a disposizione degli USA per fornire automaticamente i dati dei Cittadini Americani presenti in Italia e così dovrebbe poi fare anche l'America verso l'Italia.
 
Pare che però da questo punto di vista le Autorità Americane paghino ancora una certa arroganza culturale e si disinteressino, nella sostanza, delle richieste legittime di altri Paesi.
 
Il che ci porta a concludere che:
 
- da un lato il FATCA è e rimane una normativa asimmetrica, dove le informazioni partono dai vari Paesi e vanno verso gli USA.
 
- dall'altro lato, lo scambio di informazioni automatiche dagli USA verso un altro Paese non è ancora operativo e si tratterà di attendere il CRS (Common Reporting Standard) dell'OCSE per vedere un progetto di scambio automatico di informazioni finanziarie e fiscali veramente multilaterale.
 
Il che non significa che gli USA non forniscano tout-court informazioni: non sono molto disponibili a mettere in piedi meccanismi di scambio AUTOMATICO di informazioni (come il FATCA, appunto) con altri Paesi.
 
 
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AGGIORNAMENTO N. 4
 
NUOVO RECORD DEGLI ESPATRIATI AMERICANI NEL TERZO TRIMESTRE 2015
 

Si tratta, in questo caso, della nota questione della rinuncia alla Cittadinanza Americana. Qui non servono molte considerazioni, basta dare un'occhiata ai grafici per farsi un'idea della situazione:
 

Il dato è particolarmente chiaro, in particolare se si considera che il dato del 2015 è relativo al terzo trimestre del 2015 e dunque rimangono da rilevare i rinuncianti del quarto trimestre.
 
Se si esclude l'anno 2012, dove ci sono sospetti di un'errata valutazione dei dati, appare chiaro un andamento esponenziale nella rinuncia alla Cittadinanza Americana.
 
Ovviamente rimandiamo ai nostri post precedenti circa tutte le attenzioni necessarie prima di prendere la decisione di rinunciare alla Cittadinanza Americana.
 
 
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AGGIORNAMENTO N. 5
 
L'ULTIMA MISURA AMERICANA: LA REVOCA DEL PASSAPORTO IN CASO DI DEBITI FISCALI.
 
 

Il dato è piuttosto sorprendente, ma del tutto vero. Da Dicembre 2015, in caso di presenza di un debito fiscale di oltre 50.000 $ verso il Fisco Americano, in assenza di contestazione da parte del contribuente si può arrivare alla revoca del Passaporto.
 
L'informazione è di un certo rilievo per i soggetti interessati al FATCA, dato che la soglia di 50.000 $ comprende, oltre alle imposte, anche gli interessi e, soprattutto, le SANZIONI.
 
Questo significa che, in taluni casi, l'IRS può chiedere la revoca del passaporto anche in caso di mancata segnalazione di conti Offshore, che, come ben sappiamo, possono sommarsi per importi rilevanti, vedasi anche l'aggiornamento n. 1 del presente post.
 
Ora, è evidente che una situazione può impattare in maniera rilevante su molti contribuenti: per renderla effettiva, è necessario che l'importo contestato sia un debito definitivo e pertanto siano spirati i termini per la contestazione delle somme o il contenzioso relativo sia stato perso.
Dunque non è un rischio subdolo, ma un rischio visibile, nel quale l'IRS ha degli obblighi di avviso molto chiari.
 
Nondimeno è importante notare questa mossa dell'IRS, dato che ha due risvolti pratici a livello internazionale:
 
a) così facendo il soggetto residente negli USA non può "fuggire" all'estero. Pertanto la misura della revoca del passaporto è una misura innanzitutto cautelativa.
 
b) in un altro senso è da immaginarsi che questa novità metterà in gioco un legame tra l'IRS e la TSA (Transport and Security Administration) il che potrebbe portare in un prossimo futuro a "notare" la presenza negli USA di Cittadini Americani residenti all'estero e di cui l'IRS aveva perso le tracce.
 
Dunque la notizia ha un certo valore anche per i Cittadini Americani residenti in Italia: quest'ultimo non ancora un rischio effettivo ma un rischio potenziale, di cui tener conto nel caso di un viaggio negli USA.