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19 novembre 2016

Perché è difficile fare degli investimenti finanziari per un Cittadino Americano

"Gentile Dott. Enrico Povolo,
Per favore, potrebbe illustrare il caso di "cittadini italo-americani", quindi con doppia cittadinanza che non hanno proventi dagli Stati Uniti e lavorano in Italia con pagamento puntuale all'Agenzia delle Entrate dei tributi. La Banca, come vede Cittadino Americano, blocca ogni possibile investimento. Ma questi non sono proventi statunitensi. La prego ci illumini, sono convinta vi siano molti nel mio stesso caso.
La ringrazio anticipatamente
A.B."

Il presente post è volto a rispondere ad una delle numerose mail che ci arrivano relativamente alla problematica degli investimenti finanziari ammessi per i Cittadini Americani.


La risposta al suddetto quesito va scissa in diverse parti.

PARTE 1.
Ai fini della normativa FATCA, degli obblighi dichiarativi Americani e delle problematiche di investimento, essere Cittadini Americani ED anche Cittadini Italiani oppure essere solo Cittadini Americani non fa una grande differenza.
La Cittadinanza di un altro Paese entra in gioco solitamente con le Convenzioni contro le doppie imposizioni e la Convenzione Italia-USA non è un'eccezione a tale regola.
Per esempio, come vedremo in uno dei prossimi post, una fattispecie in cui può fare la differenza avere anche la Cittadinanza Italiana oltre a quella Americana è quella delle Pensioni "cross border" Italia - USA.
Per ciò che, invece, riguarda l'aspetto bancario e finanziario, avere anche la Cittadinanza Italiana (o di un altro Paese) oltre a quella Americana non ha una particolare rilevanza.

PARTE 2.
Non è richiesto dal quesito, ma è bene precisare che nel caso indicato sono comunque obbligatori tutti gli adempimenti dichiarativi Americani, e dunque Tax Return e FBAR relativamente alla dichiarazione negli USA dei redditi e degli investimenti prodotti in Italia.
Tali adempimenti, infatti, sono, come noto, collegati allo status di Cittadini Americano.
Qualora il soggetto non avesse mai presentato le dichiarazioni prima d'ora, sarebbe necessario presentare previamente la Sanatoria (verosimilmente la Streamlined Foreign Offshore Procedure) onde sistemare le proprie pendenze col passato.

PARTE 3.
Nel quesito si fa riferimento al fatto che il Cittadino Italo-Americano non abbia proventi negli USA. Questo dato non rileva, nel senso che le problematiche da affrontare (e cioè obblighi dichiarativi negli USA con annessa sanatoria e difficoltà negli investimenti) NON sono dovute al fatto che ci siano dei "proventi statunitensi" ma derivano dall'elemento soggettivo della Cittadinanza Americana.
Sul concetto di "provento statunitense" ci sono da fare alcune precisazioni:

- "provento statunitense" in senso fiscale, è il provento maturato in una Banca Statunitense.
Ad esempio: Cittadino Americano (ed anche Italiano) residente in Italia che detiene in una Banca Americana delle azioni; i relativi dividendi eventualmente ricevuti sono maturati negli USA e pertanto sono redditi Americani.
Questi redditi sono da dichiarare sia negli USA sia in Italia, come avviene per i redditi di ogni Cittadino Americano.

- "provento statunitense" è utilizzato anche in senso non tecnico per indicare i redditi detenuti in Italia ma derivanti da investimenti in Società Americane.
Ad esempio: Cittadino Americano (ed anche Italiano) residente in Italia che detiene in un conto titoli Italiano delle azioni quotate di una Società Americana; i relativi dividendi eventualmente ricevuti sono maturati in Italia e pertanto sono redditi Italiani.
Questi redditi sono da dichiarare sia negli USA sia in Italia, come avviene per i redditi di ogni Cittadino Americano.

PARTE 4.
"La Banca, come vede Cittadino Americano, blocca ogni possibile investimento."
Come emerge anche dal quesito, si tratta di un problema connesso con lo status di Cittadino Americano.
Il motivo di questo comportamento, come detto al punto precedente, non riguarda il fatto che gli investimenti siano fatti in Società Americane o detenuti in America.
Il motivo può essere sintetizzato in questo modo:

A) Ci sono alcuni investimenti finanziari che sono preclusi, già da prima dell'avvento della normativa FATCA, ai Cittadini Americani in relazioni a ragioni di embargo.
Ad esempio, tutta una serie di Fondi o di prodotti finanziari che investono prevalentemente nel settore petrolifero, non permettono l'accesso ai Cittadini Americani in quanto spesso tali investimenti riguardano paesi, come l'Iran, che era soggetto ad un embargo e al blocco degli investitori Americani.

B) La procedura FATCA ha imposto degli obblighi di reporting veramente pesanti in testa agli Istituti Finanziari che hanno conti intestati a Cittadini Americani.
Il reporting non si limita solo all'invio dei dati degli accounts (che, come già detto più volte, è già entrato praticamente a regime) ma si estende anche a controllare che le Entità Finanziarie (cosiddette FFI - Foreign Financial Institution) dove il Cittadino Americano investe siano a loro volta trasparenti al FATCA.

Esempio:
Un Cittadino Americano (ed Italiano) residente in Italia detiene in un conto titoli presso la sua banca Italiana una partecipazione nel Fondo d'Investimento X.
Gli obblighi di reporting della banca, semplificando, sono questi:
- inviare all'Agenzia delle Entrate i dati del conto corrente del Cittadino Americano;
- controllare che TUTTE le entità finanziarie in cui il Cittadino Americano investe siano a sua volta aderenti alla normativa FATCA.

E' proprio questo secondo passaggio ad essere molto gravoso: infatti se il cliente della Banca investe nel Fondo d'Investimento X, la Banca teoricamente dovrebbe farsi dare dal Fondo X la conferma della sua adesione al FATCA (ricordiamo che l'adesione al FATCA da parte degli Istituti Finanziari è discrezionale; chi però ne rimane fuori è fortemente penalizzato).
A sua volta il Fondo X, però, dovrebbe assicurare la Banca che tutti le FFI dove investe siano esse stesse a loro volta aderenti al FATCA. Ma un Fondo investe su migliaia di altri Fondi, Istituti Finanziari, Strumenti e Paesi e non è in grado di assicurare la Banca sull'adesione al FATCA di tutti questi soggetti.
Esempio: il Fondo X (ipotizziamo sito in Lussemburgo) investe nel Fondo Y Cinese, il quale a sua volta investe in un Fondo Z libanese (ad ipotesi); quest'ultimo, però, potrebbe non aver aderito al FATCA e questo il Fondo X non lo sa. Il Fondo X non è, in altre parole, in grado di garantire che tutta la filiera di soggetti a cascata siano aderenti al FATCA.
E' senz'altro assurdo che l'obbligo di reporting sia così capillare; tuttavia la ratio della norma Americana è volta ad evitare che, tramite costruzioni sufficientemente articolate, gli evasori fiscali potessero costruirsi un nuovo riparo.

Conseguentemente, sia per motivi di semplicità, sia per tenersi le mani libere da onerosi reporting e soprattutto per evitare contestazioni e sanzioni da parte dell'IRS, Banche, Sgr e Fondi escludono a priori il Cittadino Americano da una serie di investimenti.
Ovviamente non tutti gli Istituti Finanziari si comportano allo stesso modo: il panorama è molto frastagliato, in quanto ogni Istituto Finanziario decide singolarmente la sua linea di condotta.

Vi invitiamo a contattarci per suggerimenti al riguardo, nonché per avere informazioni più approfondite e dettagliate.